Dal diario di Silvia (parte 1):
Non c’è tempo per fermarsi

 Sono i giorni di Natale, immersi tra cioccolato e panettoni, ma per essere coerenti con il motto “chi si ferma è perduto”, balena in mente l’idea di partecipare alle selezioni italiane del Pastry Queen. Il tempo è poco, lo so, e resto dell’idea che qualsiasi cosa si intraprenda vada fatta al massimo possibile spendendosi totalmente, altrimenti meglio rimandare.

Inizia il tran tran per capire cosa fare per la degustazione e cosa per la piece. Il tema è molto femminile e intrigante: stilisti alta moda italiana. C’è da pensare anche ai piatti, a tutti gli stampi, alla brochure e ai dettagli che sono non meno importanti di tutto il resto. È necessaria un’organizzazione anche solo mentale che prima di cominciare nemmeno immaginavo. Fortunatamente c’è chi ha creduto in me e ha deciso di allenarmi accompagnandomi con dritte di ogni sorta durante il percorso, breve ma decisamente intenso: Davide Malizia. Però, in ogni caso, una volta a Rimini, dentro al box ci sei tu e nessun altro, quindi chi ti sopporta e supporta può indicarti la luna, ma dal dito a raggiungerla, il cammino devi farlo da sola.Ho sempre avuto nella pancia il sogno di fare un concorso. Da quando sono entrata in Cast e visto allenarsi per le competizioni diversi pasticceri, giorno e notte, fino a raggiungere il proprio obbiettivo. Vedere la perseveranza, la passione e la stanchezza nei loro occhi. Ma la soddisfazione e l’orgoglio di mettersi in gioco. E anzi, lo sognavo da ancora prima, da quando ancora profana di pasticceria sono entrata al Sigep durante la prima edizione del The Pastry Queen e ho visto una parte della competizione, nonchè il momento della vittoria.

Perché un concorso significa crescere. Significa investimento e sacrificio, per la propria carriera e per il proprio futuro. Perché è un punto di partenza e niente affatto quello di arrivo.

Devo ammettere che preparate tutto il meglio che potevo in venti giorni non è stato facile. Fortunatamente ho avuto chi mai ha dato una mano e che ringrazio con tutto il cuore: Roberto Cantolacqua per il laboratorio dove allenarmi e per aver sopportato il mio caratterino non sempre facile, Stefano Parenti per gli stampi della piece, Decosil per piccoli miracoli che mi hanno salavato la vita, Diego Crosara per i consigli, le aziende che hanno spedito alla velocità della luce perché il tempo per aspettare non c’era, La Rosa Blu per i bellissimi piatti in vetro e Yuri per essermi accanto sempre e comunque, anche distante, anche nei suoi giorni liberi.

Dal diario di Silvia (parte 1): Non c’è tempo per fermarsi
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